[bglug] Social network per bambini

amreo@live.it amreo@live.it
Lun 2 Nov 2015 15:51:00 CET


I bambini hanno la tendenza di credere a tutto e fidarsi di sconosciuti, 
il problema non Ŕ social network o social life, il problema sono 1) i 
malintenzionati 2) i genitori non possono seguirli perchŔ occupati o altro

Il 02/11/2015 15:25, Paolo Asperti ha scritto:
>> Il giorno 02/nov/2015, alle ore 13:45, Giuseppe Pigolotti <giuseppe.pigolotti@live.com> ha scritto:
>>
>> Io mi pongo e vi pongo una domanda: ma a sette anni i nostri figli hanno proprio questa gran voglia di social e di relazioni virtuali? Nn sarebbe meglio che li aiutassimo a creare relazioni reali favorendo momenti di incontro reale? Ho due figli di 14 e 18 anni e mi occupo di minori e vedo che i bambini non vedono l'ora di potere stare con i loro coetanei. Credo che a sette anni sia un po' prematuro parlare di social. Per me a quell'etÓ e meglio che imparino a costruire relazioni reali ...
> Beh, forse stiamo finendo un po’ fuori traccia…
> E’ ovvio che a quest’età le relazioni interpersonali siano soprattuto “in forma fisica”: infatti l’idea del social network chiuso è comunque per dare uno strumento di comunicazione con persone che già si conoscono in forma fisica.
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> Sono d’accordo con te quando dici che i bambini non cercano strumenti del genere a quest’età (ti ricordo che il target è la scuola elementare), ma hanno comunque interesse per i computer e qualcuno inizia a scoprire internet. Lo scopo sarebbe dar loro la possibilità di intervenire in discussioni con persone (reali) che sono “sconosciute” ma che frequentano la stessa scuola, solo perché parlano di cose di loro interesse. In realtà i bambini hanno meno problemi a fare questo rispetto agli adulti; i miei figli, ad esempio, socializzano senza difficoltà con altri coetanei sconosciuti al di fuori della realtà scolastica o familiare.
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> E’ la personalità del bambino la discriminante che impedisce di costruire relazioni reali, non il mezzo che le veicola. Se un bambino ha problemi di relazione, sicuramente questi non si risolvono dandogli uno strumento nuovo.
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> L’idea di utilizzare un "social chiuso” (o social verticale) è solo per mostrar loro uno strumento che quasi certamente useranno in un futuro non troppo lontano. Il vantaggio del social è appunto la possibilità di raggiungere sconosciuti o conoscenti con interessi comuni; il vantaggio dell’essere chiuso è che i temi trattati saranno in qualche modo attinenti all’entourage scolastico e i partecipanti saranno comunque più omogenei (quindi: ambiente “protetto”, età simile, argomenti simili).
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> Vorrei tornare anche un attimo sul discorso del controllo (da parte dei genitori): come ho spiegato sopra, io sono più per l’autonomia della persona, quindi difficilmente mi metterò a controllare l’attività dei miei figli. Gli altri genitori in lista capiranno bene quanto sia difficile perseguire questa strada. Sicuramente mi metterò al loro fianco (se lo chiederanno), mi farò raccontare le loro esperienze, cercherò di indirizzarli. Dopotutto la paura più grande di noi genitori è lo sconosciuto (o peggio il conoscente) che mette in testa idee strane ai figli.
> Però capisco il genitore che si preoccupa per i figli e vuole controllare ogni messaggio: non gli manca la fiducia nel figlio, ma nel prossimo (quindi il social network chiuso, che limita l’eterogeneità del “prossimo” è una cosa positiva). Se un genitore decide che il proprio figlio ha bisogno di essere controllato, non lo fa perché è cattivo o depresso o represso o dittatore. Lo fa perché il figlio non è ancora abbastanza maturo da riconoscere certe minacce.
> Prova a prendere un cucciolo di cane/gatto e ad andare ad un parco giochi: fai fare a qualche bambino 5 minuti di pet therapy e vedrai che alle parole “vuoi vedere i suoi fratellini?” ti seguiranno all’auto.
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