invito rassegna

Alexander Liveriero Lavelli alexlive@tin.it
Dom 14 Dic 2003 19:06:39 CET



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Subject: invito rassegna
Date: Sun, 14 Dec 2003 12:20:32 +0100
From: "Cecilia Liveriero Lavelli" <cliveriero@arch.unisi.ch>
To: <cliveriero@arch.unisi.ch>

Un festival di cinema post-apocalittico all'Accademia di Mendrisio

Un piccolo festival di visioni ambientali post-apocalittiche (cortometraggi,
documentari, videoarte, fiction), tutti titoli rari e altrimenti invisibili
provenienti dai diversi paesi dell'ex-Unione Sovietica, viene presentato
all'Accademia di Architettura di Mendrisio nei giorni 16, 17 e 18 dicembre.
Le proiezioni avranno luogo ogni pomeriggio dalle ore 18.30 nell'aula magna
dell'edificio Canavée. Con questa rassegna cinematografica, intitolata Blue
Soviet, s'intende offrire agli studenti e al pubblico (le proiezioni sono
gratuite e aperte anche ai non iscritti all'accademia) una riflessione sui
temi sempre drammaticamente d'attualità delle risorse energetiche, del
nucleare e dell'inquinamento ambientale.

Blue Soviet costituisce un primo esperimento di documentazione
cinematografica che viene messa al servizio del lavoro dei futuri architetti
e operatori del territorio, reso possibile da una collaborazione
interdisciplinare. I film presentati sono tutti stati acquisiti all'archivio
audiovisivo dell'Accademia, con l'intento di arricchire un fondo di
strumenti base, propedeutici alla ricerca e all'analisi, attraverso il
cinema e il video.

Il piccolo festival Blue Soviet è nato da una proposta che un gruppo di
studenti dell'accademia, impegnati in uno stage in Bielorussia in
preparazione del diploma, ha fatto al corso di Teoria e storia delle forme
cinematografiche. La rassegna è stata pensata come una prima collaborazione
intercattedra tra l'atelier dell'Arch. Prof. Aurelio Galfetti coadiuvato
dall'Arch. Nicole Beier-Cabrini, la cattedra di Ecologia umana del Prof.
Riccardo Petrella e la cattedra di Storia dell'arte moderna e contemporanea
del Prof. Marco Müller.
Curatrice del piccolo festival è stata la ricercatrice russa Dott.ssa Aliona
Shumakova in collaborazione con la Dott.ssa Cecilia Liveriero Lavelli e
sotto la supervisione dell'ex direttore del festival di Locarno.


Martedì 16 dicembre 2003, ore 18.30

Bielorussia, mia Bielorussia
(URSS/1985), documentario di propaganda, 12', a colori, vers. ital.
La presentazione della Bielorussia repubblica sovietica in versione
ufficiale "anni '80", poco prima di Cernobyl. Immagini patinate cercano di
abbellire la vita sovietica nel suo immobilismo e grigiore, uno scenario
misterioso per lo spettatore occidentale (ma che ormai si rivela una verità
dissolta).

Cernobyl, cronaca di una settimana difficile
(URSS/1986), di V. Shevchenko, 60', b/n, vers. ital.
La documentazione dell'accaduto a Cernobyl: interviste, un tentativo di
spiegazione e valutazione del disastro dal punto di vista ufficiale in
un'URSS ancora pre-sfascio. Nella miglior tradizione delle pellicole di
divulgazione scientifica, è un documentario che ben poco "documenta", per
costruire, invece, un'altra realtà che sposi l'ottica della dottrina
vigente. Più che delle distorsioni della verità si tratta di portare il
racconto altrove. Uno sguardo tempestivo e insieme "fuori luogo e fuori
tempo", un'autodenuncia involontaria, comunque un interessante documento
d'epoca.

Once upon the time
(Bielorussia/2001), di Galina Adamovic, 15', a colori, solo musica
Un breve racconto lirico attraverso immagini che dovrebbero parlare da sole:
fotografie di gente comune, luoghi ora compromessi dalla tragedia di
Cernobyl. A molti anni di distanza ecco la denuncia nelle immagini crude di
bambini trasfigurati dalle malattie, di villaggi abbandonati, storie intrise
di solitudine, quasi di una folla spettrale.


Ore 20.30

Lettere di un'uomo morto
(URSS/1986), di Konstantin Lopuschanskij, 90', b/n, vers. russa con trad.
simultanea
Per molti, il capolavoro fantascientifico sovietico, un racconto drammatico
sul futuro post-atomico. Gli scenari di un'URSS dopo l'apocalisse, la vita
dei superstiti durante il cosiddetto "inverno atomico" ricordano da vicino
il dopo-Cernobyl.


Mercoledì 17 dicembre 2003, ore 18.30

Kazakhstan sovietico
(URSS/1985), documentario (prodotto su commissione dell'associazione
sovietica "Amicizia coi popoli esteri") 12', a colori, vers. ital.
Un altro classico esempio di film di propaganda sovietica anni '70: immagini
di una repubblica asiatica felice, prospera e piena di risorse. Una
costruzione immaginaria sulla realtà, da cui il passato prossimo emerge
lontano come da uno scavo archeologico.

Joctau. Cronaca di un mare morto
(Kazakhstan/1989-90) di Sergej Azimov, 90', colori, vers. orig. russa con
trad. simult.
Film documentario dedicato al mare interno di Aral, in via di estinzione. Il
migliore tra i primi film-denuncia del periodo appena post-sovietico, uno
sguardo sul problema ecologico dal punto di vista della popolazione locale:
generazioni che si ricordano il lago salato, accanto a una generazione che
non l'ha mai visto e mai lo vedrà. Il concetto del film è racchiuso nel
titolo: joctau è la parola kazakha per definire il pianto per i morti
durante la cerimonia di sepoltura. La testimonianza dolorosa e sofferta
della morte del mare, che determina conseguenze funeste su tutto e su tutti.


Giovedì 18 dicembre 2003, ore 18.30

Poligono
(Kazakhstan/1990) di Vladimir Rerikh e Oraz Rymzhanov, 90', colori, vers.
originale russa con trad. simult.
Il film racconta la più dolente delle piaghe dell'Asia Centrale - nonché
l'argomento fosse fino ad appena una decina d'anni fa inaffrontabile per
motivi politici - la storia delle sperimentazioni nucleari di Semipalatinsk.
Un "j'accuse" lanciato al sistema sovietico, questo documentario ha vinto
numerosi premi ed è divenuto il cavallo di battaglia per il movimento
antinucleare mondiale. Un documentario di denuncia molto argomentato (anche
se una certa politicizzazione, inevitabile, prevale). Eppure, questa
denuncia politica è una preziosa testimonianza che restituisce al cinema
documentario il valore di, appunto, "documento".

Ore 20.30

Donbass ieri e oggi
(URSS/1974), di A. Vistorez, 25', a colori, vers. ital.
Un documentario prettamente sovietico che ammicca alla celebre e discussa
Sinfonia di Donbass di Dziga Vertov, padre della cinematografia
documentaristica sovietica. Uno sguardo interessante che sposa un approccio
alla divulgazione scientifica, una fedele visione di propaganda con immagini
di repertorio. In questo modo traduce il concetto di Vertov del "mostrare la
vita com'è" in un linguaggio postumo ufficiale dei documentari di regime.

Puschkin Lift
(Ucraina/2002), di Hugo Schär, 23', colori, sonoro senza dialoghi
Suoni, rumori e immagini si succedono senza sosta in un'ossessione del
quotidiano che trascina i minatori a 1200 metri di profondità nelle miniere
di carbone di Gorlovka. L'obiettivo cattura gli eventi senza lasciarsi
sfuggire il ritmo incalzante del mondo sommerso nel rischio, cui si
contrappone il peso del cielo livido. Un poema lirico dell'oscillazione tra
alto e basso, tra fatica fisica e elevazione spirituale, tra durata e
fugacità, un gioco di contrasti portati all'esasperazione con paziente
ripetitività.






Per informazioni:
Ph.D. Cecilia Liveriero Lavelli

Ass. Storia dell'arte moderna e contemporanea 1 e 4
Accademia di Architettura
Villa Argentina - Largo Bernasconi, 2
CH-6850 Mendrisio
Tel. uff. +41 91 6404964
e-mail: cliveriero@arch.unisi.ch

Indirizzo priv: Villa Arcissa
I-22070 Montano Lucino (CO)
Tel. priv.: +39 031 470062    Cell.: +39 335 6649519
e-mail: celila@tin.it

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