Fwd: Il MajaGLUG risponde a confindustria

Emanuele `MacGyver' Vedova macgyver@vedova.net
Lun 30 Maggio 2005 00:52:54 CEST


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Subject: Il MajaGLUG risponde a confindustria
Date: 20:16, domenica 29 maggio 2005
From: Stefano <stefano@merlinobbs.net>
To: soci@lists.linux.it

MajaGLUG è una Associazione di promozione sociale che non ha fini di
lucro ed ha lo scopo di diffondere la conoscenza di GNU/Linux, del
progetto GNU, della cultura del Software libero e dell'Open Source sotto
tutti i suoi aspetti scientifici, tecnologici, etici, filosofici,
organizzativi, legali e sociali.

Pochi giorni fà Punto-Informatico
(http://punto-informatico.it/p.asp?i=53055&r=PI) ha pubblicato la
posizione di ANIE e Confindustria sulla proposta di direttiva per i
brevetti sul software, dalla quale è emerso chiaramente come gli
industriali appoggino fortemente il testo voluto dal Consiglio UE,
manifestando per l'ennesima volta una grave forma di cecità e di
incapacità nel delineare e programmare un modello di sviluppo  che,
oltre a limitare i danni nel breve periodo, consenta nel medio e lungo
periodo di ottenere incrementi produttivi in grado di contrastare e
ribaltare la tendenza alla recessione che imperversa nei mercati
internazionali.

"In Italia la produzione industriale ristagna da quattro anni. In nessun
altro paese europeo, eccetto il Regno Unito, si è registrata una così
accentuata e prolungata contrazione (-2,6%). Il ristagno della
produzione industriale è continuato anche nei primi mesi del 2005.
Conseguentemente anche il PIL italiano è cresciuto meno (1,2%: uno dei
tassi più bassi dell'UE)".

C'è da dire che in Italia si è puntato troppo poco sulla ricerca e la
politica economica attuata è consistita essenzialmente nell'assecondare
le richieste della classe impreditoriale ed industriale, scaricando il
peso dei fallimenti sulle tasche dei cittadini.

Se in Europa gli altri paesi, seppur lentamente crescono, ed in Italia
questo fenomeno non accade, è chiaro che non è possibile prescindere da
una rivalutazione dei mezzi e degli obiettivi della politica industriale
italiana e della relativa politica economica sviluppata dal Governo.
Siamo dunque di fronte ad un fallimento su tutti i fronti dove la classe
dirigente ed imprenditoriale è in crisi e dove non c'è ricambio
generazionale. La mancanza di redditività è dunque da imputare alla
mancanza di classe dirigente in grado di decidere e di sviluppare
ricchezza.

"Gli industriali ritengono che per spingere le imprese ad investire
occorre però creare incentivi. L'incentivo principale è in questi casi
costituito dalla possibilità, non solo di recuperare l'investimento
iniziale, ma di realizzare profitti. Ciò che è possibile soltanto
riconoscendo alle imprese il diritto di sfruttare in via esclusiva, per
un determinato periodo di tempo, il frutto della propria attività
innovativa".

In questi anni abbiamo visto che gli industriali investono solo quando
il rischio dell'investimento è coperto dallo Stato. Questa gente
dovrebbe pensare che lo Stato, ovvero il cittadino, non possono più
venire a togliere le castagne dal fuoco all'industria, che come detto,
fa suoi i profitti spalmando le sue perdite sul cittadino.

Tali scelte hanno come diretta conseguenza quella di deprimere i
consumi. Scaricare il peso del fallimento sui cittadini, determina un
impoverimento generale dei ceti medio bassi, i quali hanno una
propensione marginale al consumo estremamente elevata. Da ciò ne
discende un calo della domanda ed un calo dei consumi, accompagnato
dall'aumento di scorte invendute e dal crollo della domanda di lavoro.
Instaurare un procedimento del genere, del tutto in grado di
autoalimentarsi, non può che portare nel baratro della recessione. In un
sistema capitalistico, un'eccessiva propensione al risparmio può
rivelarsi micidiale. Indubbiamente un aumento dei risparmi provoca un
abbassamento del costo del denaro il quale dovrebbe favorire gli
investimenti, il cui costo tende a diminuire. Ma spingere la gran parte
della popolazione al risparmio o impoverire i ceti meno abbienti
scaricando su di essi il costo dei fallimenti dell'industria e della
grande impresa provoca quel calo dei consumi che rende nulla la maggiore
convenienza degli investimenti. Quale impresa investirebbe qualora i
suoi prodotti restassero invenduti? Un calo della domanda non può che
generare disinvestimento e calo dell'occupazione, con conseguente
impoverimento ed ulteriore calo dei consumi. Un processo a catena.

"La classe industriale afferma che i diritti di proprietà intellettuale
e, in maniera particolare i brevetti, servano proprio a garantire che le
aspettative di profitto generate dai risultati conseguiti dalla ricerca
non vengano vanificati, costituendo un importante elemento per lo
sviluppo e la crescita delle imprese altrimenti non conseguibile. Ma
tale affermazione non viene affatto completata dalla constatazione che i
cosìddetti diritti di privativa soffocano la ricerca e lo sviluppo ad
essa conseguente".

Assumendo siffatta posizione la classe imprenditoriale italiana sposta
l'attenzione su un falso problema. La proprietà intellettuale da quando
c'è la Cina che è in competizione con il mondo intero non esiste più. Il
governo cinese che rimane una oligarchia comunista, investe nello
sviluppo creando tecnologia non sempre originale ispirandosi ai paesi
occidentali per rivederla poi a basso prezzo, divenendo di fatto un
elemento destabilizzante a livello mondiale. Quindi non facciamoci
abbindolare dalla cecità imprenditoriale italiana che in questo modo
nasconde le sue incapacità sulla presunta proprietà intellettuale. E
parlando proprio di proprietà intellettuali noi italiani non siamo più
proprietari di nulla visto che le tecnologie non sono certo realizzate
da noi. In definitiva siamo un paese che non sviluppa nulla a livello di
politica economica da almeno venti anni a questa parte. Senza un cambio
di rotta da parte della nostra classe imprenditoriale siamo destinati a
soccombere sotto i colpi dei paesi che investono nella ricerca e che
producono ricchezza in maniera diversa.

L'italia rimane forse l'unico paese del mondo occidentale dove solo una
minoranza di cittadini paga interamente le tasse, minoranza che continua
quindi a sobbarcarsi i fallimenti politici ed economici degli
industriali italiani.

"Per finire gli industriali dicono che i diritti di proprietà
intellettuale consentono, infatti, di realizzare un vantaggio
competitivo rispetto ai concorrenti e di ottenere una protezione ampia
nei confronti di eventuali imitatori e contraffattori".

Ritorniamo alla Cina, proprio i nostri cari industriali, non vogliono
che siano importati in Italia i prodotti cinesi, ma al contempo sono
proprio loro che spediscono i loro prodotti grezzi in Cina perché siano
lavorati, raffinati e rispediti successivamente in Italia. Insomma,
siamo al colmo dei colmi, ci vorrebbero obbligare a comprare i loro
prodotti costruiti in Cina da lavoratori cinesi (licenziando tra l'altro
in Italia i lavoratori italiani) e vorrebbero impedire ai cinesi di
diffondere la loro tecnologia, che tra l'altro è sempre più di qualità.

Quindi signori industriali, possiamo dire che la Cina, in definitiva,
finisce per essere una economia basata sulla rielaborazione dei brevetti
e delle tecnologie, un mostro che voi stessi avete creato, un mostro con
il quale oggi dovete competere, ma i cinesi sfuggono proprio dai
brevetti e dal software proprietario per sviluppare il loro sistema
economico neo comunista.

Insomma, cari industriali, forse è arrivata l'ora di divenire davvero
competitivi magari rifuggendo da vecchi modelli, dalla proprietà
intellettuale che nel mondo globalizzato è divenuta solo carta straccia
per trovare nuove strade e nuovi modelli di crescita che invece possono
passare proprio per il software libero, per la ricerca e per lo
sviluppo.

Piantatela di mascherare il vostro fallimento perchè il fallimento
successivo alla approvazione della brevettabilità del software sarà
ancora peggiore e sicuramente non porterà alcuna ripresa economica.

MajaGLUG - Ufficio Stampa - http://www.majaGLUG.net/

--
Stefano Tagliaferri
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            Emanuele 'MacGyver' Vedova
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>Linux non e' user-friendly.
Linux _e'_ user friendly. Non e' ignorant-friendly ne' idiot-friendly.



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