[trashware] Altre Osservazioni sul progetto Eritrea e simili

mmzz@pluto.it mmzz@pluto.it
Lun 19 Lug 2004 13:00:27 CEST


> Giancarlo P. wrote:
> >Scusate se mi intrometto nel dibattito ma e' bene pensare che nel
> >terzo mondo sono abituati al "liscio" (rifiuti) della nostra societa'
> >e con il tempo si e' sviluppata una specie di "sudditanza" che non ha
> >niente a che vedere con lo sviluppo e fa rima con "sottostima" :-)
> 
> Dovrete avere un po' di pazienza con me: leggo la lista "ogni enne 
> giorni" e rispondo probabilmente dopo che l'argomento e' stato 
> sviscerato...  tuttavia vi riporto alcuni messaggi di Elio (ISF Trento) 
> che per me sono stati _illuminanti_
> 
> http://serverone.firenze.linux.it/pipermail/golem/2004-February/003638.html
> 
> http://serverone.firenze.linux.it/pipermail/golem/2004-March/003750.html
> 
> Frugando il lista GOLEM si trova anche altro
> 
> http://serverone.firenze.linux.it/pipermail/golem/2004-March/003753.html
> 
>
> Riassumo per chi non ha tempo per leggere questi lunghi messaggi.

	molto istruttivi, concordo: si vede che c'e' dell'esperienza
	dietro.

> 1) E' opportuno inviare pc prossimi alla morte in paesi in via di 
> sviluppo? Non e' che inviamo solo ammassi di macchine che prestissimo 
> saranno rifiuti inquinanti? La nostra non è una generosità "leggera" 
> visto che siamo pronti a donare solo pc che altrimenti avremmo dovuto 
> buttare?

	A mio avviso la risposta spesso e' NO. Mettiamola in questo modo: 
	offrireste un'automobile che ha gia' cominciato a darvi problemi a 
	uno che deve attraversarci il deserto?

	Le macchine che lavorano in PVS richiedono MAGGIORE affidabilita' 
	di quelle che lavorano da noi in ambienti senza polveri, condizionati 
	e  dove brulicano i tecnici e i pezzi di ricambio: in caso 
	di guasto non dovro' fare 300Km per trovare l'assistenza di 
	Olivetti Equatorial (ammesso che esista ancora).
	Possono anche essere macchine vecchie, ma DEVONO essere affidabili
	e corredate il piu' possibile di pezzi di ricambio, oltre
	naturalmente ad avere una attesa di vita _utile_ significativa.
	Detto per franchezza: i PC, specie qualli di basso costo, sono 
	la cosa che macina bit piu' distante dall'affidabilita' che immagini.

	Se non e' affidabile e usabile per almeno uno o due anni e' 
	vera spazzatura con una bella confezione in una valigia
	di promesse non mantenibili: una "buona azione" in perfetto
	stile consumistico-paternalista: una volta assaggiato il PC-trash che
	si guasta subito ma che ha creato il bisogno, vorro' il PC nuovo.

	Inoltre: non sottovalutiamo il fattore del trasporto: oltre ad
	essere costoso, in soldi e di sforzo umano, sottoporra' le 
	macchine vetuste a stress non da poco, in un imballo non originale
	e in condizioni imprevedibili (container al sole?). 

> 2) E' opportuno "obbligare" i destinatari ad usare Software Libero e 
> quindi introdurre un ulteriore elemento di discriminazione, poiche' il 
> software piu' diffuso e' quello non-Libero? Hanno bisogno quasi di molte 
> cose ma non di un ulteriore elemento di discrimnazione...

	Questo e' un'altro problema: la scelta del SL e' una scelta
	CULTURALE. Va preparata sul piano culturale, non su quello 
	tecnico. E' come pretendere di fare sicurezza sul lavoro 
	distribuendo elmetti ed estintori, senza spiegare perche' 
	vanno usati anche se scomodi, e quali sono le possibili 
	conseguenze del non rispettare le norme.

	Capisco che con il nostro entusiasmo da addetti ai lavori spesso 
	facciamo fatica a distinguere i due livelli, ma e' a mio  
	avviso cruciale operare questa differenza: se non sei disposto 
	a svolgere prima un'opera culturale a favore della liberta' 
	(e quindi anche del SL), lascia perdere anche il PC.
	
	Poniamoci la domanda: quali sono le motivazioni che ci spingono 
	a mandare giu' i PC, con o senza S.O. libero?  A quale domanda
	rispondiamo facendolo?
	Se e' diffondere il SL, allora dobbiamo agire come agiremmo
	nei confronti di persone che risiedono qui: parlando del SL,
	non regalandogli una macchina con Linux. Se e' per fornire
	uno strumento a delle persone che ne hanno bisogno, dobbiamo
	partire dalle loro esigenze e fornire quello che secondo la 
	nostra competenza e' piu' adatto, con tutte le avvertenze del caso. 
	Come tecnici possiamo anche rifiutarci di installare un sistema
	operativo che consideriamo una medicina troppo intossicante, 
	beninteso: fa parte del nostro diritto di obiezione di coscienza.


	scusate la lunghezza,

			Alberto


-
Alberto Cammozzo        -       mmzz@pluto.it  
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