R: [Flug] Violazione della licenza GPL?

Francesco Poli frx@firenze.linux.it
Sab 1 Giu 2002 17:38:15 CEST


On 2002.06.01 16:18:10 +0200 Ric wrote:
> OK !!!
> Non sono la persona pi¨ giusta per poter dare certe delucidazioni,
> comunque
> cerco di risponderti:
> 
> Dal momento in cui qualcuno decide di pubblicare gratuitamente,

No, non e` una questione di prezzo, e` una questione di liberta`.
Come ho gia` detto in altri messaggi di questo thread, la parola `free'
del termine `free software' (= software libero) significa `libero'
(appunto) *non* `gratuito'.

> il proprio
> lavoro, la propria ricerca
> , Ŕ insita l'intenzione di voler divulgare le proprie esperienze, per
> fini
> umanitari.

Non necessariamente.
Lo scopo puo` anche essere quello (piu` pragmatico) di arrivare piu`
rapidamente ad un software migliore (piu` robusto, piu` testato, piu`
portabile, etc.). O magari ci sono entrambi gli scopi...

> Questo non implica che non sia possibile lucrare appropriandosi di
> tali
> informazioni, anzi ritengo sia normale,
> Ma nel nostro caso seguendo le ragioni del Software Libero, chi poi ne
> pubblichi anche i sorgenti ne Ŕ  pienamente rispettante.

La questione e` piu` semplice (o forse piu` complicata... dipende dai
punti di vista):
si puo` fare cio` che la licenza consente di fare, non si puo` fare cio`
la licenza proibisce (la cosa puo` divenire complicata poiche' una
licenza puo` essere lunga e complicata).
Come gia` detto la licenza GPL (e tutte le altre licenze di software
libero) consentono di lucrare sul software.
Dalla definizione di software libero
(http://www.fsf.org/philosophy/free-sw.it.html):

L'espressione "software libero" si riferisce alla libertÓ dell'utente di
eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il
software. Pi¨ precisamente, esso si riferisce a quattro tipi di libertÓ
per gli utenti del software:

    * LibertÓ di eseguire il programma, per qualsiasi scopo (libertÓ 0).
    * LibertÓ di studiare come funziona il programma e adattarlo alle
proprie necessitÓ (libertÓ 1). L'accesso al codice sorgente ne Ŕ un
prerequisito.
    * LibertÓ di ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo
(libertÓ 2).
    * LibertÓ di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i
miglioramenti, in modo tale che tutta la comunitÓ ne tragga beneficio
(libertÓ 3). L'accesso al codice sorgente ne Ŕ un prerequisito.

Un programma Ŕ software libero se l'utente ha tutte queste libertÓ. In
particolare, se Ŕ libero di ridistribuire copie, con o senza modifiche,
gratis o addebitando delle spese di distribuzione a chiunque ed ovunque.
Essere liberi di fare queste cose significa (tra l'altro) che non
bisogna chiedere o pagare nessun permesso.

> I sorgenti sono una miniera di informazioni preziose per poter fare
> tante
> analisi, e per imparare tantissime cose.

Questo e` vero.

> Insomma non la vedo tanto complicata, e non capisco cosa ci sia di
> complicato, nel capire che
> lo sviluppo a livello commerciale di un qualcosa che di commerciale
> non ha
> nulla, possa solo portare ad un disgregamento,
> ed ad un impoverimento del medesimo.
> Ed in poche parole Ŕ stupido!
> Giusto?

No. E` falso che il software libero non abbia nulla di commerciale.
Ripeto: l'opposto di commerciale e` non-commerciale.
Invece l'opposto di libero e` proprietario.

Le due distinzioni sono indipendenti!


-- 
      Francesco Poli   <frx@firenze.linux.it>
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 "May the Source be with you!"  -- Eric S. Raymond




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