[Flug] iniziativa sui nuovi diritti e software libero

Dima linuxloverstaff@gmail.com
Dom 29 Apr 2007 12:58:42 CEST


Salve, sono Alfredo del Golem, (ma anche della sinistra giovanile).
E' la prima volta che scrivo in lista Flug e so che è un po' maleducato
scrivere subito in una lista senza prima stare a leggere un po' di cosa
si parla, quindi vogliate scusarmi.

Comunque in lista Golem ho letto della vostra iniziativa per il primo
giugno e mentre vi organizzavate anche la sinistra giovanile toscana
pensava a un iniziativa simile, nello specifico incentrata sui nuovi
diritti da definire per gli utenti del computer e della grande rete.
Molti dettagli sono da definire, si accettano quante più idee o
correzioni possibili, non è un pacchetto già confezionato, si puo' fare
qualsiasi cosa.
Noi (sg) pensavamo di farla a Firenze a maggio perchè è a maggio che i
relatori ci hanno dato la disponibilità.
I nostri relatori:
Un ragazzo della Sinistra giovanile, uno del Golem, Paolo Attivissimo,
Beatrice Magnolfi(sottosegretario per le riforme e le innovazioni nella
pubblica amministrazione), jUMBLE e Cuperlo (responsabile della
Comunicazione dei Ds).

Sotto vi mando anche una email un po' piu' specifica sui temi che
abbiamo intenzione di trattare, è un po' lunga, un po' tanto...vela
mando sperando che qualcuno abbia un po' di tempo per leggerla.

Ciao.
Grazie
Alfredo.

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Mail from Marco Pingitore, Segreteria Regionale Sinistra Giovanile
Toscana, tel: 339 8671443, mail: mpingitore@alice.it
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Internet e la generazione dei Nuovi diritti

punti cardine:

- Più garanzia sul diritto alla privacy  (nella sua duplicità positiva e
negativa nelle trasmissioni delle informazioni)
- Libertà di scegliere il sistema operativo, non essere costretto a
comprare il computer con già dentro il sistema operativo.
- Riduzione dei costi per le gestione dei sistemi informatici nelle PA
- Accesso alla rete (banda larga ecc.)
- La materia delle licenze dei diritti d’autore, ed in genere della
proprietà intellettuale
- Stanno uscendo di stampa alcuni libri perchè pubblicarli non è
conveniente potrebbe essere una soluzione telematizzarli

CONTRIBUTO POLITICO:

L'evoluzione dell'amministrazione digitale riconosce una nuova categoria
di diritti che, come osserva il senatore a vita Carlo Azeglio Ciampi
"garantisce una partecipazione più consapevole del cittadino alla vita
democratica”. 
Il diritto all’uso delle tecnologie si ricollega a quella nuova forma di
libertà personale nata dalla civiltà tecnologica, con la diffusione di
internet il diritto di libertà assume un significato attivo: “non
libertà da, ma libertà di". 
Questo rappresenta la promozione di un nuovo diritto, il diritto di
comunicare, un diritto umano fondamentale nella società globale
dell’informazione, ovvero del riconoscimento, per ogni individuo, del
diritto di avere accesso ai servizi base di comunicazione ed
informazione, per poter esercitare la libertà di espressione e di
informazione. 
E' necessario garantire il rispetto di questo diritto, altrimenti
assisteremo all'aumentare del divario tra paesi ricchi e paesi poveri
del mondo. Ad ora l'unica istituzione che riconosce questo diritto è la
Regione Lazio che nel suo Statuto (legge 11) contiene un preciso
riferimento all’accesso agli strumenti informatici. L’art. 6 (Diritti e
valori fondamentali), al comma 4, stabilisce, infatti, che la Regione
 “Opera affinché siano garantiti i diritti alla riservatezza della sfera
personale dei singoli individui, i diritti dei consumatori nonché il
diritto alla informazione ed alla fruizione dei mezzi di
comunicazione di massa e delle reti informatiche”. Tale norma dovrebbe
essere ripresa anche dalle altre istituzioni.

L'accesso alla rete, l'alfabetizzazione informatica e la privacy

L'accesso alla rete è uno dei diritti di nuova generazione. Nella nostra
società la rete ha assunto un carattere molto importante dal quale non è
più possibile prescindere. La disponibilità dell'informazione non è più
solamente un fattore meramente edonistico o filosofico, essa costituisce
un valore economico e, oggi più che mai politico. In questo senso
l'accesso alla rete è un diritto al pari di altri.
Un primo nodo da affrontare per lo sviluppo di internet è quello della
diffusione dei computer e del loro collegamento in rete. Per quanto
riguarda la diffusione dei computer è sicuramente necessario
incentivarne l'acquisto, ma è altrettanto importante garantire dei punti
di accesso gratuiti alla rete. In questo senso è stato molto
interessante la costituzione di PAAS (Punti di accesso assistito alla
rete) promossi dall'arci e finanziari dalla Regione Toscana che ha
permesso di allestrire alcuni punti di accesso alla rete nella nostra
Regione in alcuni circoli ricreativi. L'obiettivo è quello di dare il
massimo dell'accessibilità alla Rete attraverso gli strumenti del
finanziamento a progetti di formazione diffusa e di predisposizione di
punti di accesso assistiti (i PAAS).

Un altro aspetto da non sottovalutare riguarda la diffusione della banda
larga. Ad oggi in Toscana 52 imprese su 100 non possono collegarsi ad
internet e 86 comuni su 287 ??? non hanno la possibilità di avere la
banda larga. Occorre realizzazione infrastrutture a larga banda anche in
zone in cui gli operatori reputano antieconomico investire, e come se le
ferrovie attraversassero solanto le grandi città, lasciando scoperte
gran parte del territorio. Ma per fare questo è necessario l'impegno del
pubblico, teso a garantire l'accesso alla rete, anche in zone marginali
del nostro territorio.
L'alfabetizzazione informatica è dunque un problema complesso che parte
innanzitutto dal vincere pigrizie e resistenze culturali ed
amministrative. Quando sarà possibile risolvere questi piccoli e
quotidiani problemi comincerà ad essere più esteso l'uso di internet e
ci sarà un guadagno netto per la nostra qualità della vita.
Un altro aspetto da non sottovalutare riguarda la questione della
protezione dei dati personali o privacy. Il diritto alla privacy è
trasversale è ha due sfaccettature una positiva e una negativa. Il
movimento dei dati personali può essere positivo, basti pensare a quando
si cerca un lavoro, è importante che i nostri dati si hanno osservati da
quanti più datori di lavoro possibili, in modo tale da avere più
opportunità di assunzioni. Dall'altra anche gli aspetti negativi, come
la trasmigrazione dei nostri dati per scopo pubblicitario o promozionale
non richiesto. Molto spesso si identifica il problema della raccolta di
informazioni personali con l'utilizzo generalizzato dei cookie. Tuttavia
essi individuano soltanto una macchina alla quale associano un numero
(IP). Vero è che esistono anche altri cookie che forniscono ulteriori
informazioni sull'utente (i siti che visita, i file salvati ecc.), che
unite alla macchina avente il dato numero IP identificano maggiormente
quel dato soggetto, mettendo a repentaglio la riservatezza dello stesso.
Noi crediamo che ogni qualvolta si forniscano dei dati ad un certo
portale è necessario mettere a sua disposizione, prima del conferimento
dei dati, una informativa dettagliata sulle finalità dell'uso dei
cookie. Questo può essere sicuramente una misura tuteativa maggiore,
anche se ben lungi dal mettere in sicuro i nostri dati, la cui difesa
appare in rete appare sempre più difficile e difficilmente regolabile.

l'e-government nella PA

Le nuove tecnologie devono produrre procedure e comportamenti della
Pubblica Amministrazione finalizzati alla razionalizzazione dei processi
e al contenimento della spesa pubblica. Un azione legislativa in questo
senso può accrescere la convinzione che l'utilizzo sempre più diffuso
delle nuove tecnologie nella PA può essere senz'altro un elemento chiave
per il cambiamento dei processi e l'aggiornamento della cultura
amministrativa. Anche se questo non è sufficiente: servono specifiche
norme di supporto per stimolare le azioni da parte degli enti che sono
protagonisti di questo processo.
Gli obbiettivi di un regolamentazione in questo senso devono essere tre:
semplificazione, trasparenza e integrazione dei processi interni alla PA
sia di efficienza dei servizi per i cittadini e le imprese.
In Toscana con la legge n.1 del 26 gennaio 2004 è stato fatto un
notevole passo in avanti nella direzione di una ottimizzazione delle
risorse e di una standardizzazione degli strumenti. L'obiettivo è quello
di una pubblica amministrazione aperta e disponibile per il cittadino.
La soluzione a questo complesso di problemi non potrà essere affidata
soltanto a una legge (come quella descritta), ma certo una buona legge
potrà rappresentare il punto di partenza per avviarsi verso la nuova
cultura auspicata. Speriamo che questo possa succedere anche in altre
regioni d'Italia.  ma occorre fare di più... (aiuto stato sarebbe più
semplice).
Quando si inizia a parlare di e-government ci si aspetta immediati
vantaggi in termini di riduzione dei costi. Non è così, almeno
all'inizio. La spesa aumenta a causa degli investimenti necessari per la
trasformazione degli apparati burocratici, per l'acquisizione delle
strumentazioni elettroniche e per la predisposizione dei collegamenti in
rete. In conseguenza del fatto che spesso modalità diverse di lavoro
devono convivere per anni. Prima che le nuove pratiche soppiantino le
vecchie, anche se non definitivamente: le PA non potranno mai rifiutare
l'interazione con "utenti particolari" (anziani, disabili, ammalati,
indigenti e disagiati in genere), che non hanno partciolare
dimestichezza con i nuovi strumenti.
Dopo alcuni anni di "sperimentazione" dell' e-government si può tentare
di riflettere sugli esiti delle innovazioni, anche se la situazione è in
continua evoluzione e il quadro è sottoposto a rapidi mutamenti.
Attualmente si registra una maggiore disponibilità di applicazioni
rivolte alle imprese piuttosto che ai cittadini e che i servizi della PA
più riconosciuti e usati sono quelli coordinati centralmente dagli Stati
(fisco, ricerca lavoro, ecc.) con un notevole e preoccupante
disallineamento tra servizi disponibili e domanda dell'utenza. Ciò
significa che siamo in presenza di un significativo e oggettivo divario
digitale, dovuto a problemi di accessibilità diffusi, a una mancanza di
fiducia nella sicurezza e nella privacy dei sistemi, a una mancata
consapevolezza sulle opportunità digitali e alla carenza diffusa di
formazione a tutti i livelli. Per quanto riguarda le percentuali di uso
fra i servizi on line e off line risultano più usati on-line i servizi
che richiedono l'immissione di pochi dati personali o addirittura
nessuno (cataloghi di biblioteche, servizi di ricerca occupazione o
cambio di indirizzo), a conferma della tendenza da parte degli utenti a
non ritenere ancora sufficientemente garantita la sicurezza e la privacy
dei sistemi informativi. Quindi sono presenti problemi di tipo
culturale, oltre a quelli di natura tecnica ed economica.
Come abbiamo detto l'e-government non porta a vantaggi economici
immediati, tuttavia l'AIPA, l'Autorità per l'Informatica nella Pubblica
Amministrazione nel giro di pochi anni l'amministrazione pubblica
potrebbe risparmiare circa 1500 miliardi l'anno trasferendo
registrazione e conservazione della documentazione dalla carta al
supporto informatico e per i cittadini ci potrebbe essere un risparmio
di dieci-quindicimila miliardi calcolati sulle ore lavorative che ora
vengono perse davanti agli sportelli della pubblica amministrazione. Per
non parlare della carta risparmiata, con un certo sollievo per l'impatto
ambientale.
Altro passo importante nel processo di e-government è stato
l'introduzione del fisco telematico, con la riforma del sistema fiscale
italiano del 1997, con il quale le procedure fiscali sono state
semplificate notevolmente producendo grandi risparmi. Oggi, sulla base
dei dati disponibili, gli uffici di protocollo sono diminuiti del 20 per
cento e i documenti protocollati in modalità informatica arrivano al 40
per cento del totale. Allo stesso tempo, il personale addetto al
protocollo sarebbe diminuito solo del 3 per cento mentre le
amministrazioni interessate stimano in circa un euro per documento i
costi di realizzazione e gestione del protocollo informatico. 
Ancora la strada da fare è molta, basti pensare che solo il 10% circa
dei documenti viaggia per posta elettronica, mentre la maggior parte è
ancora sottoposto a passaggi cartacei. Il Senato e la Camera spendano
ogni anno centinaia di migliaia di Euro per inviare a casa dei deputati
telegrammi di convocazione delle commissioni mentre potrebbe essere
utilizzata con costi azzerati la convocazione per posta elettronica,
attraverso delle semplici e-mail.
"L'informatizzazione dello Stato - secondo la definizione dell'ocse -
migliora l’efficienza, contribuisce alle riforme, aiuta a rafforzare la
fiducia tra governi e cittadini e mette alla prova i modi di pensare
tradizionali".
A questo scopo la Sinistra Giovanile crede che l’istituzione di un
 “agenzia nazionale per l’e-government” in grado di valutare i progetti
di modernizzazione e innovazione delle PA possa essere un ottimo
strumento per favorire l'e-government stesso. Tuttavia tale agenzia non
deve essere prettamente tecnologica, serve una strutture competente, ma
anche con una forte connotazione organizzativa in grado di disegnare
processi di modernizzazione.

Libertà di scegliere il sistema operativo più adeguato

Spesso la decisione di usare un prodotto piuttosto che un altro non è
dettata dalla scelta della convenienza, ma da costrizioni tecnologiche,
incompatibilità, mancanza di una reale scelta. Laddove il produttore ha
una posizione di sostanziale monopolio, poi, ogni facoltà di scelta è
particolarmente compromessa. E' questo il caso dei sistemi operativi,
già installati e venduti inscindibilmente con l'hardware. L'acquirente è
costretto a comprare con il supporto fisico anche il software su di esso
preventivamente installato, precludendo la strada a scelte diverse. 
Già da alcuni anni la posizione di monopolio nel campo del software e
più specificamente nel mercato dei sistemi operativi, è stata intaccata
dalla presenza di software libero, intendo con esso un programma la cui
licenza consenta lo studio, la modifica, la redistribuzione e la
rivendita dello stesso. Questi diritti sono garantiti a chiunque detenga
legalmente una copia del programma. In estrema sintesi il software
libero ha costi praticamente nulli ed è facilmente modificabile, per
venire incontro alle esigenze di chi usa il pc. 
Mentre i tecnici che sono chiamati poi a visionare il codice di Windows
(ad esempio) dovranno firmare contratti di non divulgazione che
impediranno loro di lavorare liberamente in futuro. Se infatti verranno
in possesso di nuove conoscenze leggendo il codice, rischieranno di
essere sempre accusati di "uso illegale" di ciò che hanno appreso. Fino
a quel momento, i malfunzionamenti del sistema non potranno essere
facilmente individuati e segnalati né tantomeno corretti dato che non è
dato di intervenire sul sorgente. Rimane perciò inalterato anche il
problema dei virus e delle falle di sicurezza che ciclicamente creano
problemi ai sistemi Microsoft con conseguenti danni agli utilizzatori.
Inoltre è stato scoperto che alcuni programmi proprietari sono
potenzialmente in grado di inviare via internet notizie provenienti dal
computer su cui sono installati a computer remoti, anche all'insaputa
dell'acquirente, è (mantendo segreto il codice sorgente) rendono
inattuabile o comunque molto complessa la verifica se tale possibilità
sia o meno presente nei software installati. Tale rischio ha covinto
alcuni paesi tra cui la Francia, gli USA (compresi agenzie governative
come CIA, FBI e NASA), il governo centrale Messicano e la Cina a dotare
la propria Amministrazione pubblica prevalentemente di software a codice
aperto (open source). Per ridurre al minimo la possibilità di fughe di
dati riservati e/o di valore.
Anche nel campo dell'alfabetizzazione informatica è preferibile il
software libero, ad esempio in un contesto scolastico gli studenti
devono apprendere e sapere controllare gli strumenti, evitando il più
possibile l'uso passivo degli stessi. Inoltre nel caso del software
libero, lo svolgimento dei compiti assegnati agli studenti e l'eventuale
approfondimento individuale, attività svolte al di fuori dell'orario
scolastico, non comportano oneri aggiuntivi per le famiglie in quanto il
docente può fornire gratuitamente alle classi copie dei programmi
utilizzati in aula, restando nella totale legalità. Ricordiamo, infatti,
che per la legge italiana, se un docente o uno studente copia del
software in violazione della licenza che lo accompagna, anche solo per
eseguire delle esercitazioni didattiche, commette un reato (punibile con
l'arresto dai sei mesi ai tre anni di carcere).
La questione della "neutralita' di Internet" e' tutto fuorché tecnica:
riguarda proprio libero funzionamento del mercato, interessi economici e
possibili rendite di posizione. Ma ha anche a che fare con la liberta'
di espressione e la libera circolazione delle informazioni, sale della
democrazia e della trasparenza negli affari.
I vantaggi del software libero sono, dunque evidenti:
- abbattimento dei costi per le licenze
- maggiore maneggiabilità e personalizzazione
- minor pericolo di "fughe" di dati
Auspichiamo che il maggior numero di istituzioni ed enti pubblici
utilizzino open source. Il diritto di scegliere il proprio sistema
operativo è  un diritto del consumatore ma è anche un diritto delle
imprese, che hanno bisogno di operare in un contesto non monopolistico.

L'altra faccia dei diritti

Da una parte lo abbiamo visto i diritt dei consumatori, ma dall'altra i
diritti dei produttori, della proprietà intellettuale. Il paradosso sta
nel fatto che per ottenere una maggior efficienza produttiva e
distributiva, la scelta giuridica ha creato una situazione di diritti
assoluti a favore di soggetti determinati che favorisce una spirale
monopolistica. Tale spirale non stimola la produzione intellettuale
bensì l'annichilisce lasciando nelle mani dei pochi mopolizzatori la
possibilità di utilizzare i brevetti non tanto per difendere una propria
scoperta, quanto per impedirne l'uso ad altri. Noi crediamo che i
brevetti devono tener conto non solo degli interessi dei produttori ma
anche degli interessi degli sviluppatori e degli utilizzatori. La
scienza e la cultura sono commistione, miscela di varie idee di vari
intuiti non si può isolare la prima intuizione soltanto. Questa logica
sta accrescendo i costi di investimento, portando i produttori ad una
corsa verso una sempre maggiore estensione dei diritti sulle opere che,
sta restringendo gli spazi concorrenziali a favore di monopoli. Inoltre
soltanto chi ha grandi capitali può investire nella registrazione dei
brevetti, andando ad accentuare la discrepanza tra piccole e grandi
imprese. 
Nell'industria culturale e dell'intrattenimento l’attuale legge sul
diritto d’autore è una delle norme più longeve esistenti
nell’ordinamento. Tale normativa, sin dalla data della sua introduzione,
è stata progressivamente aggiornata agli sviluppi del diritto d’autore
internazionale. Essa ha bisogno di un serio intervento di
ristrutturazione in grado di liberare alcuni vincoli che ingessano
l'industria dell'intrattenimento, favorendone l'illegalità. Sono 5
milioni circa in Italia coloro che copiano o scambiano prodotti coperti
da diritto d'autore. Se milioni di persone violano la legge, vuol dire
che la legge non è appropriata. Come suggerì Churchill, se trecento
persone fumano sotto il cartello di divieto, la cosa saggia da fare è di
togliere il cartello.
Questo norma è stata ingiustificatamente inasprita con i decreto Urbani,
approvato dallo scorso governo di Centro - Destra, che prevede la
sanzione penale per chi vioa la misura tecnologica anticopia. Il diritto
penale non è sicuramente la strada corretta per reprimere tali
violazioni. Dopotutto, visti i numeri, tale sanzione colpisce
selettivamente.
Si è perso il senso della proporzione fra gravità del reato e pena: tre
anni di reclusione (come per il furto) per chi viola una misura
tecnologica e copia una canzone sono ingiustificati. La prima cosa da
fare è togliere la sanzione penale dal campo di violazioni dei diritti
d'autore. Un risarcimento per illecito civile è più che sufficiente per
sanzione tale violazioni. 
Sanzioni penali e pecuniarie altissime sono legittime qualora si violino
gli interessi della società nella sua interezza, non quando si tratta
semplicemente di un utile per l'interesse commerciale di alcuni privati.
Noi crediamo che alla logica di "tutti i diritti riservati" subentri
quella di "alcuni diritti riservati" sostenuta dalla Creative Commons.
L'iniziativa, sostenuta da
Lawrence Lessig, docente di diritto d'autore alla Stanford Law School ha
l'obiettivo di offrire un modello di copyright adatto ai problemi di
condivisione posti dalle nuove tecnologie digitali. Applicando alle
opere le licenze Creative Commons, è possibile, ad esempio, renderne
possibile la condivisione legale su internet.
Si va verso un mondo più copyleft (dove è l'autore a indicare come
fruire o modificare la sua opera) che copyright. Già grandi nomi del
mondo dello spettacolo, come i Pearl Jam e Gilberto Gil hanno scelto
questa forma più flessibie di tutela del diritto d'autore, senza aver
intaccato i loro introiti. 





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