[FoLUG] Mame ovvero giochi retrò da bar.

Michele Mordenti michele.mordenti@gmail.com
Ven 12 Ott 2012 07:01:15 CEST


Faccio finta di non aver letto il tuo p.s.  

Sent from iBad

Il giorno 11/ott/2012, alle ore 09:45, Riccardo Corrado <riccardo.corrado@gmail.com> ha scritto:

> Il 11 ottobre 2012 04:41, Paolo Palmieri <palmaway@gmx.it> ha scritto:
>>> Il termine "concettualmente superate" non è corretto, ma spesso accade
>>> che la desuetudine di un "oggetto", soprattutto in ambito informatico,
>>> porti al venir meno del concetto chiave (diritti morali a parte) di
>>> tutti i diritti di privativa: la tutela dell'interesse economico del
>>> creatore.
>> 
>> Difficile da dimostrare nel caso delle ROM del MAME. Anche di recente,
>> alcune compagnie, fra cui Atari e Capcom, hanno continuato a vendere o
>> dare in licenza le ROM. Sempre di recente Sony ha intentato causa a un
>> produttore di emulatori (Connectix).
> 
> 
> 
> Assolutamente vero. Non ho mai parlato di legale, o illegale
> 
> 
> 
>>> Ormai le ROM emulate dal mame non sono più di rilevanza economica per il
>>> produttore, per questo motivo si trovano un po' ovunque e nessuno
>>> persegue chi le distribuisce
>> 
>> La differenza fra legale e non perseguito mi sembra evidente, ma sono
>> d'accordo sul principio.
>> 
>>> In questo caso è il mercato che risparmia cause legali.
>> 
>> Probabilmente vero. Anche se solo una piccolissima percentuale del
>> materiale protetto da copyright disponibile in rete per il download
>> genera cause legali. Questo potrebbe essere anche dovuto alla non
>> conoscenza della reperibilità da parte dei detentori dei diritti, alla
>> difficoltà di adire le vie legali in giurisdizioni diverse, alla
>> difficoltà di ottenere ingiunzioni efficaci per la rimozione del
>> materiale, alla carente legislazione di alcuni paesi...
> 
> 
> 
> L'opportunità è tutto, quindi togli pure il probabilmente. Io sono
> dell'idea che se non si cala il diritto in un contesto reale, allora
> si diventa pazzi.
> 
> Alla fine, il discrimine diventa la volontà di perseguire. Certo, una
> licenza scritta che prevede la diffusione gratuita e libera, sarebbe
> la cosa migliore, ma non viviamo in un mondo perfetto.
> 
> 
> 
>> Alle volte anche ottenere un vantaggio competitivo può essere alla base
>> della mancata attivazione di percorsi legali. Si pensi a quanto abbia
>> giovato a Microsoft la diffusa disponibilità di copie non autorizzate
>> dei suoi sistemi operativi in paesi, o per fasce di clientela per cui il
>> costo era eccessivo. Linux avrebbe certamente un'utenza maggiore, se
>> questo non si fosse verificato.
> 
> 
> 
> Vorrei soffermarmi su un punto in cui spesso facciamo confusione.
> Il brevetto, o il copyright attribuiscono diritti di privativa, simili
> alla proprietà, quindi dicono chi ha questi diritti, che comportano
> due tipologie di altri diritti: morali ed economici.
> Le licenze (facenti capo ai diritti di sfruttamento economico), ovvero
> il come, è il titolare che le stabilisce: il titolare può diffondere
> il suo diritto sia gratuitamente sia open source sia closed sia a
> pagamento sia in maniere combinate delle precedenti, ma si tratta
> della licenza, che è un'altra cosa rispetto al diritto di privativa.
> 
> 
> 
>> 
>>> Infatti uno dei temi più dibattuti è la lunghezza della durata dei
>>> diritti di privativa intellettuale. In campo sw, sono molti i brevetti
>>> che vengono fatti decadere prima dello scadere dei 20.
>> 
>> L'articolo 52 della convenzione europea sui brevetti esclude
>> esplicitamente i programmi per computer dalla brevettabilità (al comma
>> 2). La situazione è diversa negli Stati Uniti.
> 
> 
> 
> Infatti io non ho parlato di diritti brevettuali, ma genericamente di
> diritti di privativa, per di più intellettuale e non industriale, così
> da ricomprenderli tutti.
> 
> Il fatto che il brevetto sul sw non sia possibile è vero, purtroppo
> solo in parte, dato che c'è dottrina e giurisprudenza della
> Commissione EPO che risultano molto più "permissive". Di fatto,
> parlado in temini pratici, con determinati accorgimenti e distinguo,
> il brevetto sul sw è possibile anche in Europa.
> 
> 
> 
>> 
>> Al di là di tutto questo, che ha un valore relativo, mi chiedo se abbia
>> senso per un LUG promuovere un'operazione di questo tipo, proprio quando
>> cominciano a diffondersi giochi di livello, sia commerciali (come quelli
>> inclusi nei vari Humble Bundle, o nel prossimo venturo Steam) che open
>> source. Mi sembra che in particolare i secondi sarebbero da privilegiare.
> 
> 
> 
> Per quello che mi riguarda è solo lo zucchero sul bordo della
> medicina...in pratica mi serve solo come motivo per aprire gli occhi
> alle persone, mostrando che esiste un altro mondo rispetto a quello
> che conoscono. Sicuramente utilizzeremo anche i vari giochi open
> source, ma partire da qualcosa che già si conosce in un altro ambiente
> agevola di più.
> 
> Ciao.
> Ric
> 
> P.S.: ora apro il flame, ma spero che permetta di aprire un
> interessante momento di riflessione.
> Tutti affermano che il brevetto sul sw è assolutamente da evitare e,
> per quanto riguarda tipo forza della tutela e cosa viene tutelato,
> sono d'accordo.
> Ma che ne pensate di un diritto d'autore su sw closed, che ha tempi di
> tutela ben superiore al brevetto e che tu non puoi decompilare neanche
> quando il tuo diritto è sancito dalle libere utilizzazioni, in quanto
> ci sono le misure di sicurezza con proprie protezioni normative, che
> le rende inviolabili? E non parlo dei sw scaricabili da internet, o
> della bache dati online...l'apoteosi della chiusura aziendale!
> Con il brevetto, il tiutolare è costretto a depositare l'eventuale
> codice sorgente, o logiche di programmazione. Da un certo punto di
> vista è molto più open source il brevetto piuttosto che il copyright.
> 
> 
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> Riccardo Corrado
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