[LUG-Ischia] Gettare fango sul pinguino

Linux User Group Ischia info@lug-ischia.org
Mar 16 Nov 2004 08:15:21 CET


Gettare fango sul pinguino 

Linux è davvero dieci volte più costoso di Windows Server 2003? La 
migrazione inversa (da Linux a Windows) è così massiccia come affermano gli 
uomini dello zio Bill? Ecco ciò di cui Microsoft si augura non vi 
accorgiate. 

[ZEUS News - www.zeusnews.it - News, 16-11-2004]
Non c'è solo la sinistra correlazione tra il sistema operativo free più 
popolare e la pirateria informatica a gettare sconforto tra gli 
utilizzatori. Un'altra forma con cui si sta manifestando la politica 
denigratoria nei confronti di GNU-Linux è la martellante campagna "Get the 
facts", in rete e sulle riviste di IT. 

Funziona più o meno così: su un motore di ricerca digitate le parole 
"distribuzioni linux", perchè magari volete un obiettivo confronto tra le 
opportunità che il pinguino vi offre. Il motore vi indirizza su una pagina 
il cui primo link, sponsorizzato, vi manda a un sito che con GNU-Linux ha 
ben poco a che spartire. 

Sul sito si legge: "Da una recente ricerca è emerso che usare Linux è 10 
volte più costoso di Windows Server 2003. Lo studio, certificato dalla 
società di ricerca indipendente META Group, ha misurato i costi di gestione 
di Linux..." eccetera eccetera. 

Parole come "certificato", "società indipendente", dovrebbero infondere un 
senso di protezione, di sicurezza. A noi vengono invece alla mente cose tipo 
Palladium e, chissà perché, sentiamo un brivido lungo la schiena. 

Ovviamente, da questi studi risulta che "[...] il mainframe con Linux, se 
paragonato a Windows Server 2003 [...] ottiene performance inferiori a costi 
superiori.". Si può tranquillamente concludere che, per le grandi imprese, 
la migrazione da Windows a Linux è "costosa in modo proibitivo, estremante 
complessa e non offre guadagni tangibili". 

E poi via, a ruota libera, parlando anche di numerosi casi di "reverse 
migration", ovvero la migrazione di ritorno di alcune aziende da Linux a 
Windows - evidentemente non deve essere altrettanto costosa, complessa e 
priva di guadagni tangibili. Come al solito, il nostro buonsenso è l'unica 
arma contro un'informazione parziale e fuorviante. 

Per prima cosa diffidiamo per natura di chi dispone di mezzi finanziari e di 
informazione superiori (e questo non vale solo per l'informatica). La 
pubblicità a pagamento, i redazionali sulle riviste più quotate e i link 
sponsorizzati sulle primarie pagine web non sono alla portata di 
sviluppatori e utilizzatori di software libero. Nemmeno le microscopiche 
aziende che distribuiscono versioni commerciali di Linux possono fare 
granchè contro il colosso di Redmond. 

Inoltre, secondo il principio di Belzebù, una notizia che porta acqua al 
mulino della fonte non gode di una grande attendibilità, per quanto la fonte 
stessa sia autorevole. 

L'esperienza personale di chiunque abbia a che fare con l'informatica parla 
di un crescente successo di GNU-Linux, che magari non è ancora arrivato a 
numeri importanti, ma che non accenna a rallentare. 

Non ci azzardiamo a negare i casi di reverse migration (da Linux a Windows), 
sorretti da ponderose analisi tecniche ed economiche, ma sappiamo bene che i 
casi di normal migration (da Windows a Linux) sono molto più numerosi, sia 
perchè li abbiamo visti concretamente, sia perchè spesso ne siamo gli attori 
diretti. 

Poiché sappiamo che non è saggio ascoltare solo una parte, occorre 
verificare che cosa ne pensa l'altra campana: per esempio, il sito di Novell 
ha una pagina che titola più o meno così: "Raddrizziamo la verità. Le cose 
di cui Microsoft si augura non vi accorgiate", ricca di interessanti 
considerazioni. 

Segnaliamo anche CXO-today che ribatte: "Se Microsoft costa meno di 
GNU-Linux, allora la terra è piatta". 

Ma la critica forse più interessante alla campagna di Microsoft viene 
dall'Italia e ce la segnala il lettore Tiziano. Secondo questo articolo di 
Marco Trevisani, Microsoft non avrebbe tutti i torti a parlare di minore TCO 
(Total Cost of Ownership) per le proprie soluzioni. Tuttavia aggiunge: "la 
mia coscienza mi impone di chiedermi da dove derivino questi costi 
aggiuntivi a cui il software libero è soggetto". 

La risposta sta nell'impreparazione tecnica e culturale delle società di 
consulenza IT. Il TCO è superiore perché chi si dovrebbe occupare di 
installare, configurare e insegnare GNU-Linux agli altri non è in grado di 
adempiere a questi compiti perché non ha fatto, a sua volta, adeguati 
investimenti in formazione. 

Se un'azienda non intende più spendere denaro per acquisire diritti di 
utilizzo sempre più vincolati e immateriali e cerca una piattaforma software 
indipendente, risulta difficile trovare qualcuno che la supporti in questa 
difficile scelta. Sempre secondo Trevisani, "il costante utilizzo di 
software e sistemi operativi in cui non dobbiamo sapere pressochè nulla per 
poterli utilizzare, piano piano ci impigrisce la mente e ci livella in 
basso". 

La cosa ha anche importanti risvolti sulla competitività del nostro sistema 
economico. Nella ricerca affannosa del risparmio a breve termine, 
proseguiamo a impoverire le risorse umane di cui disponiamo. 

Nell'Italia povera di industrie, organizzazione e materie prime, è un 
suicidio sprecare una ricchezza disponibile gratuitamente (i sorgenti aperti 
del software libero) e potenzialmente creatrice di nuovo sviluppo, col 
risultato di legarci sempre più strettamente alla vorace politica 
commerciale di Microsoft. 

Michele Bottari
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