[Scuola] Chiudiamo questa lista?

matteo ruffoni mattruffoni@gmail.com
Thu Dec 15 07:02:14 CET 2016


Il giorno 15 dicembre 2016 01:08, Damiano Verzulli <damiano@verzulli.it> ha
scritto:

> -----BEGIN PGP SIGNED MESSAGE-----
> Hash: SHA1
>
> Il 14/12/2016 23:02, Eleonora Panto ha scritto:
> > [...] le GAFE (google apps for education) hanno consentito a tante
> > insegnanti di essere autonome di non doversi preoccupare degli
> > strumenti ma della didattica... [...]
>
> Questo e' un punto "focale".
>
> Da un lato c'e' qualcuno che cerca nella tecnologia un "supporto" che
> possa contribuire a migliorare l'azione didattica. Il caso e' quello
> dell'insegnante che tipicamente _NON_ e' autonomo nelle scelte
> tecnologiche e, in generale, si appoggia a suggerimenti/consigli di terzi
> (tipicamente totalmente avulsi dal contesto "scolastico") e, in ultimo,
> all'uso di servizi "proprietari" (GApps, Office365, etc.


Più sotto porto come contributo un pezzo della riflessione  Mario Mattioli
(integralmente, e vi consiglio di leggere anchela parte delle funzionalità,
la trovate qui
http://www.mariomattioli.it/wp-content/uploads/2015/07/AscuolaconleGoogleApps-V10.pdf
)
La scelta di usare le google apps a scuola, come tutte le scelte, ha i suoi
pro ed i suoi contro.
Per citare un altro esempio quest'anno abbiamo portato, non senza fatica,
Lampschool in tre IC qui in basso trentino, 6 scuole medie, con ILS stiamo
finanziando il driver per collegarlo ai database dell'anagrafica
scolastica, ma per diffonderlo e supportarlo, per me è stato indispensabile
un gruppo WhatsApp, nemmeno Telegram mi avrebbe permesso di raggiungere i
risultato che mi ero prefisso: registro installato e pienamente operativo
in due settimane, con tre mie colleghe nominate sul campo amministratori
(grande passo di consapevolezza).
Come vi scriveva Paolo però al momento il fronte è da un'altra parte su FB
o Twitter, il gruppo facebook Insegnanti 2.0 conta più di 23.000 iscritti,
e lì è il posto giusto in cui parlare di software libero, se lo vogliamo
promuovere ovviamente, ame piace molto dipiù parlare di consapevolezza
nell'utilizzo dei mezzi dell'ITC.
L'utilizzo di strumenti di comunicazione messi a disposizione da Google,
che comunque non reputo alla stregua di MS o Apple, ci ha permesso di dare
vita a numerosi progetti di SL, tra gli altri Sodilinux, o di partecipare a
piattaforme di condivisione Vikidia, Wikiversità, OSM ed anche di
promuovere la cultura del coding (libero) a scuola con Scratch e programma
il futuro.

Certo avremmo bisogno di un maggiore appoggio dalle istituzioni, ma questa
è la nostra lotta, ed è impari, non abbiamo una rete commerciale!

Ciao MAtteo

Citazione di Mario Mattioli

...
1.5. Il cloud è sicuro? Nel 2013 il caso Snowden ha acceso i riflettori
sulla sicurezza dei nostri dati in rete. L’opinione pubblica ha reagito con
un sentimento di generale diffidenza nei confronti dei servizi online, pur
continuando in larga maggioranza a utilizzarli. D’altra parte già nel 2008
Richard Stallman, storico sostenitore del software libero, si lasciava
andare a giudizi totalmente negativi sul cloud computing. In realtà il
problema della riservatezza dei dati andrebbe considerato da un punto di
vista più generale, perché il nostro computer può rivelarsi molto più
facile da violare di qualsiasi cloud server. Curare la sicurezza e la
riservatezza delle informazioni significa senz’altro riflettere sugli
strumenti e sulle tecnologie, ma soprattutto richiede l’adozione di
comportamenti prudenti e consapevoli. Nel contesto scolastico, ad esempio,
il rischio di smarrire pen-drive contenenti dati sensibili è ben più
rilevante rispetto all’eventualità di essere spiati da un servizio segreto
straniero. In ogni caso qualunque organizzazione, prima di adottare una
piattaforma cloud, deve valutarne con attenzione le condizioni di utilizzo
e le norme per la tutela della privacy. Questa pagina è un buon punto di
partenza per informarsi sui termini del servizio offerto da Google e per
verificarne la compatibilità con i propri standard normativi e qualitativi.
Il 6 ottobre 2015 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha di fatto
invalidato l’accordo Safe Harbor, che dal 2000 consentiva alle aziende
americane di esportare i dati degli utenti fuori dall’Unione Europea con il
consenso delle autorità del vecchio 6 continente. Pochi giorni dopo, il 15
ottobre, Google ha inviato agli amministratori delle Apps una lettera di
cui riporto il testo integrale: Hello Apps Administrator, ....

>
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